Titolo della fanfiction: Little Story
Genere: Romantico, Drammatico, Triste, Introspettivo, Generale.
Rating: PG13
Serie da cui è tratta la fanfiction: Pokemon
Capitolo: 1, 2.(raggruppamento di varie one shot, quindi di vari capitoli.)
Conclusa o No: No.
Avvertimenti: Raccolta. Ovvero una raccolta di verie one shot.
Capitolo 1:
Roses
Ricordami.
Ricordami semplicemente quand’è stata l’ultima volta che ho potuto seriamente pensare a te, rivederti.
E.. e a pensare… che tutto è partito da una rivalità.
Quasi assurda, in realtà, non ho ma capito perché tra tante persone ho scelto proprio te.
Inafferrabile.
Tutti mi stimano, acclamano, ritengono un idolo.
Le donne impazziscono per me, mi assalgono mi chiedono autografi. Come sempre, come una solita e monotona melodia.
Mi sei sfuggita talmente tante volte di mano, che non riesco quasi a tenerne il conto sulle dita.
Tutte quelle volte.
Ma io ci ho provato.
Spesso.
Sempre.
Così allegra e pura, il tuo concetto di vita è ben diverso dal mio, lupo solitario che cammina sempre solo alla ricerca di una qualche vera gloria, alla rincorsa del suo sogno.
Anche tu certo, sempre in gruppo con i tuoi cari compagni con tuo fratello.
Vorrei solo avere un'altra occasione, e se non fossi stato tanto timido chiederti di venire a viaggiare con me verso la regione di Jhoto.
Non sarebbe stato tanto male averti al mio fianco.
Ma forse è giusto così, noi siamo rivali.
Solo e soltanto rivali.
Ma non è questo che volevo.
Tutta via, per quanto possiamo esserlo, ho sentito forti sensazioni in me, che vanno oltre quel concetto.
Quando posso starti vicino, quando posso parlare con te io… io provo felicità. Credo, non ne sono ben sicuro.
Perché per quanto mi ritengo di essere il migliore e sapere tutto, io non so nulla.
Proprio nulla.
Ormai il viaggio nella regione di Kanto è finito anche per te.
Ma ora il bivio ti si presenta davanti.
O il nuovo continente continuando a viaggiare in compagnia del tuo gruppo, o finalmente imparare a cavartela da sola e affrontare le gare di Jhoto.
Non so cosa sceglierai… ne se a me deve importare molto, ma questo pensiero è inevitabile, vorrei continuare a seguire ogni tuo progresso, ogni tua mossa, ma soprattutto starti accanto ancora.
Forse, nemmeno sai quanto fui felice quando eravamo soli, e riuscivamo a parlare insieme, e magari potevo anche provare a comprenderti.
Ma solo provare.
Perché realmente non potrò mai comprenderti.
Troppo diversa da me.
Per questo posso solo provare.
Quanto odio questa parola.
Vorrei poter riuscire in tutto, cavarmela in ogni situazione, uscirne sempre vincitore, con il mio trofeo.
Al momento però, il mio trofeo è completamente inafferrabile.
Eppure sono sicuro che prima o poi riuscirò a prendere anche te.
Inizialmente eri solo una pivellina, pronta a far di tutto pur di superarmi e diventare una brava coordinatrice…
Se penso che nemmeno sapevi come si lanciava un attacco mi vien da ridere.
Perché nella mia natura sono così, bastardo per mascherare i sentimenti.
Sentimenti.
Chi lo avrebbe mai detto?
Chi avrebbe mai detto che avrei provato per una così qualcosa?
Quando sono con lei mi sento totalmente bene, come se fosse la persona che più può capirmi al mondo, la desidero, la desidero ancora accanto a me, voglio continuare a sfidarla a confrontarmi.
E ora, mi ritrovo al centro di questo palco, vuoto, nell’arena spenta di questa città.
E’ totalmente vuoto.
Mi sento solo.
Terribilmente solo.
Eppure lo sono sempre stato.
Ma ora non voglio più esserlo.
Perché sono sicuro di essere cambiato.
Alzo gli occhi al soffitto.
Ma sento dei passi, non mi interessa sapere chi è, tanto nessuno è poi così importante da meritarsi un mio sguardo.
Un mio sguardo non lo merita nessuno alla fine? Chi sono per dire così?
La rabbia per non essere mai riuscito a dirti quel che provo, mi fa mangiare, logorare, vorrei poter correre e venirti a chiedere cosa pensi di me…
Sempre ammesso che ti ricordi di me.
Stringo i pugni e mi sdraio definitivamente sul pavimento, con gli occhi aperti nel buio.
La presenza nella stanza si avvicina a me.
Ma mi sento ugualmente come se fossi solo.
Non ci voglio nemmeno fare caso.
Chiudo gli occhi.
Due mani si appoggiano sul mio petto, li riapro di scatto.
Una ragazza agli occhi azzurrissimi mi sta fissando, intensamente, incantandomi.
Rimango con le labbra socchiuse, gli occhi sgranati e le pupille dilatate.
Così bella quella figura, benche fossi in penombra ti ho riconosciuta.
Mi rilasso sotto le tue mani calde che appoggiare sul mio petto mi confortano, sorridi, posso notare la luce che si riflette nei tuoi occhi e illumina appena le tue labbra dolci, e che mi paiono morbide.
Sogno solo di poterle sfiorare almeno una volta, di poterle toccare con le mie…
Ma da quando?
Quando faccio questi pensieri?
Da quando desidero tanto poter ricevere un bacio?
Da quando il duro, freddo, sbruffone Drew si riduce a questo?
Ma poi sottomettersi all’amore è normale?
Ti chini su di me, ti vedo, sei bellissima, come ti ho sempre voluta, così piena di mistero, dolce.
Mi chiami.
- Drew?- sento che invochi il mio nome.
Fallo ancora.
E’ troppo piacevole.
Togli le mani e mi fai mettere seduto.
- Accidenti, pensavo tu stessi male, ti ho visto rosso in faccia.. poi gli occhi lucidi.. non avrai la febbre?-
Tale ingenuità…
Un ingenuità così dolce, stressante.
Sorrido un poco.
- Sto bene.- Ti afferro la mano e tu arrossisci.
Ti rendi conto che la situazione non è al massimo della normalità, e in effetti non lo è.
L’altra mano te l’appoggio dietro il capo.
Socchiudi gli occhi, quasi tremi, per una volta hai capito le mie intenzioni.
Mi avvicino, sempre di più, sussurrando qualcosa di dolce.
E poi l’impatto.
Sento la tua agitazione, tremi sotto le mie labbra, quasi stupita.
No anzi, stupita.
Ti stringo baciandoti, i nostri corpi sono a stretto contatto, ma non ti ribelli a me..
E’ così dolce questo bacio.
Non credevo potessi arrivare a tanto, a desiderarti così profondamente, non lo credevo proprio.
Il tempo è come sospeso.
Se non perdessi fiato rimarrei così per ore, desiderando altri momenti come questo.
Mi stacco e tu ti tocchi con la mano destra le labbra.
- D.. drew…- Ti manca il coraggio di parlarmi e mi guardi.
Posso riuscirci.
Posso sconfiggere definitivamente la timidezza e la mia identità che nasconde il vero me.
Perché il vero me c’è, e c’è sempre stato ma mascherato da qualcosa di incerto.
Ci sono decisioni da prendere all’istante, da dire: O ora o mai più.
- Vera… io.. io …-
Sono calamitato.
Attratto.
Dal tuo fascino nascosto in quella posa.
- Ti amo.-
Naturalmente cerco di dirtelo con più naturalezza possibile, quasi con la mia solita velatura di fascino.
E forse ci sono anche riuscito.
Estraggo una rosa chinandomi ancora vicinissimo a te.
Una delle mie solite rose rosse.
La prendi fra le mani.
- Posso essere tagliente come la spina di una rosa, o delicato come un suo petalo, scegli tu il lato che vuoi di me, se intendi distruggerla o buttarla potrai farlo, in quel caso significherà che non mi vuoi.-
Non so nemmeno io da dove mi uscivano quelle parole.
Ma una cosa è certa, ero davvero come una rosa.
Delicata ma allo stesso tempo rude, di classe ma anche violenta.
- S.. sai perché sono qui Drew?- mi chiedi, riprendendoti un poco.
Ti porti la rosa all’altezza delle labbra sentendone l’odore dolce del profumo, con l’altra mano ne tocchi i petali rossi prendendone uno che si stacca e rinchiudendolo nella tua mano.
Posso leggere sulle tue labbra un lieve e dolce sorrisetto, quasi beffardo.
- ho deciso di partire per Jhoto.- affermi poggiando la tua mano sulla mia.
Penso che quella risposta equivalesse ad un: “anch’io ti voglio bene”, ma non ne sono pienamente sicuro.
Fatto sta, che ti alzi e mi baci dolcemente sulla guancia e esci dall’arena.
E io, come un pivello cretino, rimango li, ad osservarti mentre te ne vai, certo che ci saranno altri momenti come questo, così magici e unici, momenti da ricordare.
Ma questo verrà con il tempo…
Intanto posso solo pensare che tu mi sei vicina, che saremo sempre i soliti rivali, e che oggi è come se non fosse accaduto niente…
Più o meno.
Fine? No è solo l’inizio.
Allora ho deciso di fare una raccolta di one shot, o meglio quelle cavolatine che mi vengono in mente dopo aver visto gli epi Jappo.
Sono stata ispirata per questa quando ho visto l’ultimo epi trasmesso giovedì scorso: Vera e Drew rivali per sempre. Mi ha colpito moltissimo sto epi.
Bè spero tanto in qualche commento, anche critiche se proprio volete XD
Baci Ashley
Capitolo 2:
Letter
*° Pensando come nel vuoto rileggo queste parole.
Una lettera che mi inviasti tempo fa, così posso entrare nella nostalgia dei ricordi.
Sono ancora troppo lontana da te, voglio accorciare le distanze, trovarmi sempre più vicina a te… Non riesco ancora a capire se quei dannatissimi sorrisi mi sono stati rivolti con qualche sentimento in più alla solita e vaga amicizia.
Trattengo le lacrime, so che un giorno tornerai, so che un giorno potrò vederti ancora, non voglio più limitarmi ad un telefono o a rileggere milioni di volte inutili pezzi di carta.
No, non sono inutili.°*
Lo stringo a me e penso a quelle parole.
“Ciao, come va? A me tutto bene…”
Poi tutto il resto non contava, raccontava del suo viaggio, di Vera Brock e Max…
Il “Mi manchi davvero tanto, ma spero vada tutto bene” era presente in ogni lettera.
Quello che conta è che senta che io sono con lui, quell’ingenuo ragazzino di 15/16 anni non ancora cresciuto…
Perché lui in parte è ancora un bambino.
Mi ha sempre considerata la sua migliore amica, lui considera chiunque un amico, e non credo che possa essere cambiato dall’ultima volta che l’ho visto.
Non credo proprio.
Ormai non dovrebbe mancare molto al suo ritorno, tanto vale mettersi l’anima in pace e credere, sperare, in un suo cambiamento. Io, dal mio canto, so di essere cambiata, e di aver finalmente capito che cosa provo, che cosa sento.
E forse grazie a questo la mia agonia potrà cessare, e quando sarai cresciuto potrò essere premiata del tempo in cui ti ho atteso, sperato e desiderato.
*° Il desiderio di averti accanto sta diventando sempre più forte, il mio cuore batte, devo averti, tu mi senti vero? Puoi percepire le mie emozioni? Puoi sentire le mie lacrime a distanza?°*
Una persona di parola, questo è vero, lo è sempre stato.
Mi promise che un giorno sarebbe tornato, sarebbe tornato da me, e non io da lui, ma non sapevo se sarebbe tornato per restare, o come al solito per poi partire e farmi ricadere nel mio lago di malinconia.
Perché quando litigavamo io mi sentivo bene. Strano no quanto si possa rimpiangere il passato? Ormai ho realizzato il mio sogno, ma ho ancora bisogno di te…
In realtà ho sempre avuto bisogno di te.
Vorrei solo farti capire quanto il tempo possa passare lento, essere così tagliente da ferirti nel profondo.
Ti scrivo queste parole come risposta mentre tengo ancora presente davanti a me la tua lettera.
Sembrerà stupido quanto possa essere difficile scrivere semplici parole come queste, e sembrerà altrettanto stupido pensare che lui magari nemmeno potrebbe interpretarle…
Domandarsi se è cresciuto poi a che serve?
Se uno è diretto, oramai, dovrebbe capirlo.
Avrei preferito non esprimere i miei sentimenti in questa maniera, ma non voglio che me lo portano via, lui è l’unica persona che amo veramente… Nessun altro.
*°Sai, sono fiera di essere una capopalestra ma non puoi nemmeno immaginarti quanto desidero tornare a viaggiare con te, per poter divertirmi ancora…
Rimpiango come pochi quei bei vecchi tempi in cui mi distrussi la bici.
Tu ora, sicuramente mi prenderai per pazza, eh si, perché sai bene quanto amo fare l’allenatrice di pokemon d’acqua, ma sai bene quanto me che senza di te non ce l’avrei mai fatta, come non avrei mai avuto amici, come mi sarei abbattuta subito probabilmente rinunciando a ciò che ho sempre sognato°*.
Orgogliosa come mi ritrovo è stato difficile ammetterlo anche per me, senza di lui per le mie sorelle sarei rimasta sempre e comunque una nullità…
*°Non so come, ma mi hai aiutata a crescere, non chiedermi come, non conosco nemmeno io la risposta.
Sai, mi sento tanto in imbarazzo a scriverti alcune parole che rimangono, e mi rendo conto che ci stò girando irrimediabilmente intorno, ho paura, ho paura di un tuo rifiuto, ma forse, se sei maturato hai già capito.°*
E ora per me è il conto finale da pagare. Se solo fosse facile fermare questa mano che sta tremando come non mai, se solo fosse facile fermare questo cuore che batte all’impazzata, fermare il tempo, oppure farlo tornare indietro…
Se tutto fosse così facile, se tutto fosse così possibile.
Se esprimere sentimenti fosse solo un gioco… avrei potuto dirglielo prima.
*°Ormai, è inutile negare che ti vorrei sempre con me, che vorrei sempre poterti abbracciare, si è questo che voglio, il conforto dove solo da te l’ho trovato.
Perché io ti voglio bene… °*
Poche semplici parole difficili da scrivere.
Faccio un piccolo sorriso.
Quando questa lettera arriverà fra le sue mani probabilmente sarà già qua, trionfante –spero-.
*°Aspetto solo un tuo ritorno adesso, una tua risposta.
Ora sai cosa penso di te, per me non sei solo un amico ma molto di più, decisamente di più.
Ora, ti saluto, quando questa lettera finirà nelle tue mani forse sarai già qua.°*
*°Ps: Il giorno prima di partire per Hoenn e che io tornassi a casa, mi avevi detto che il destino ci aveva fatto incontrare.
Io in quelle parole ci credo ancora.°*
Ti saluto Ash. Tua Misty.
Non mi resta che aspettare.
Ma forse non sempre serve aspettare…
Sento delle mani che mi prendono da dietro sulle spalle, dei guanti neri.
Io conosco quelle mani.
Poi un bacio molto dolce, e la sua risposta.
La sua risposta.
End
Ecco a voi la seconda One Shot, non è un granché, ma spero vi piaccia lo stesso, se volete seguire anche altre mie fanficion stò scrivendo: Oggetti, Talismani e Pozioni! Credete nel loro potere? È una fanfic abbastanza sentimentale, e anche strana per certi versi, una Ash x Misty naturalmente, che rimarrà sempre la mia preferita.
La prossima One Shot che scriverò invece sarà dedicata al Team Roket, poi senz’altro ne riscriverò sulla pokeshipping e la contest!
Grazie a tutti per le recensioni, sono davvero felice di riceverne e spero che me ne farete altre anche per questa ^^
Kiss Ashley.